Il caso Elena Ferrante

Quello della scrittrice Elena Ferrante è diventato un vero e proprio caso grazie alla concomitanza di più motivi: l’improvvisa popolarità dei suoi ultimi romanzi (la quadrilogia di L’amica geniale) una volta tradotti in inglese negli Stati Uniti, la classificazione al premio Strega, l’anonimato dell’autore.

Il caso Ferrante è stato anche definito una geniale iniziativa commerciale (Frederika Randall, giornalista), perché non è ancora ben chiaro se i suoi libri siano di buona qualità letteraria (Annalisa Merelli sostiene che la qualità delle opere in inglese è merito della traduttrice Ann Goldstein più che dell’autrice), eppure è chiaro che sono vendutissimi e sempre più tradotti (la quadrilogia della Ferrante è un successo negli Stati Uniti, un’ossessione in Francia, ed è ora tradotto anche in arabo).
Per quanto riguarda la qualità letteraria, i critici concordano sulla semplicità della lingua e della sintassi, sul fatto che l’ultima opera della scrittrice ha poco del romanzo e molto della narrazione. Ma concordano anche sul fatto che è proprio per queste caratteristiche che la quadrilogia può vantare un vasto pubblico e una traduzione / esportazione agevole.

Elena Ferrante, L'amica geniale

Elena Ferrante, L’amica geniale

Elena Ferrante è famosa per alcuni romanzi come L’amore molesto (1992) e I giorni dell’abbandono (2002), dai quali sono stati tratti dei film, e soprattutto per la quadrilogia L’amica geniale (L’amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta, 2011 – 2014), da cui sarà tratta una serie tv (dall’esotico titolo Neapolitan Novels). Sul caso Elena Ferrante si sta girando anche un documentario, Ferrante Fever, che dovrebbe esser presentato già nel 2017.

Qui di seguito riportiamo l’inizio della saga dell’Amica geniale.

L’amica geniale, Elena Ferrante, Edizioni e/o, 2011.

< 1.
Stamattina mi ha telefonato Rino, ho creduto che volesse ancora soldi e mi sono preparata a negarglieli. Invece il motivo della telefonata era un altro: sua madre non si trovava più.
<< Da quando? >>.
<< Da due settimane >>.
<< E mi telefoni adesso? >>.
Il tono gli dev’essere sembrato ostile, anche se non ero né arrabbiata né indignata, c’era solo un filo di sarcasmo.  Ha provato a ribattere ma l’ha fatto confusamente, in imbarazzo, un po’ in dialetto, un po’ in italiano. Ha detto che s’era convinto che la madre fosse in giro per Napoli come al solito.
<< Pure di notte? >>.
<< Lo sai com’è fatta >>.
<< Lo so, ma due settimane d’assenza ti sembrano normali? >>.
<< Sì. Tu non la vedi da molto, è peggiorata: non ha mai sonno, entra, esce, fa quello che le pare >>.
Comunque alla fine si era preoccupato. Aveva chiesto a tutti, aveva fatto il giro degli ospedali, si era rivolto persino alla polizia. Niente, sua madre non era da nessuna parte. Che buon figlio: un uomo grosso, sui quarant’anni, mai lavorato in vita sua, solo traffici e sperperi. Mi sono immaginata con quanta cura avesse fatto le ricerche. Nessuna. Era senza cervello, e a cuore aveva soltanto se stesso.
<< Non è che sta da te? >> mi ha chiesto all’improvviso.
La madre? Qui a Torino? Conosceva bene la situazione e parlava solo per parlare. Lui sì che era un viaggiatore, era venuto a casa mia almeno una decina di volte, senza essere invitato. Sua madre, che invece avrei accolto volentieri, non era mai uscita da Napoli in tutta la sua vita. Gli ho risposto:
<< Non che non sta da me >>.
<< Sei sicura? >>.
<< Rino, per favore: t’ho detto che non c’è >>.
<< E allora dov’è andata? >>.
Ha cominciato a piangere e ho lasciato che mettesse in scena la sua disperazione, singhiozzi che partivano finti e continuavano veri. Quando ha finito gli ho detto:
<< Per favore, una volta tanto comportati come vorrebbe lei: non la cercare >>.
<< Ma che dici? >>.
<< Dico quello che ho detto. È inutile. Impara e vivere da solo e non cercare più nemmeno me >>.
Ho riattaccato. >

(pp. 15-16)