Indicativo presente, una pagina di “Argento vivo”

Argento vivo

Argento vivo, Marco Malvaldi, Sellerio 2013

 Argento vivo è un romanzo italiano pubblicato nel 2013 dallo scrittore Marco Malvaldi. Malvaldi è un chimico italiano che nel 2007 comincia a pubblicare romanzi e racconti; è noto soprattutto per la serie Bar Lume e per i racconti “in giallo”. Malvaldi è tradotto anche in altre lingue, come l’inglese e il francese.

Le prime pagine del romanzo Argento vivo rappresentano un esempio letterario dell’uso dell’indicativo presente. Per il resto, il romanzo è scritto quasi interamente al passato remoto.
Riportiamo qui di seguito le primissime pagine di Argento vivo con la maggior parte dei verbi all’indicativo presente messi in evidenza in grassetto. Buona lettura!

Argento vivo, Marco Malvaldi, Sellerio 2013.

< Inizio

Il significato di una telefonata dipende molto dall’ora in cui arriva.
Il telefono che squilla di mattina presto di solito annuncia imprevisti: a volte fastidiosi, come madri svegliatesi con l’influenza e che quindi non possono trasformarsi in nonne per andare a prendere il nipotino all’asilo, a volte graditi (non me ne viene in mente nessuno), ma pur sempre imprevisti.
Nel corso della mattinata le telefonate in entrata hanno vari significati, quasi tutti connessi alla parola “lavoro”: riunioni da organizzare, progetti da chiudere, fatture da saldare e via così. All’ora di pranzo, invece, il cellulare squilla pressoché sempre per motivi organizzativi di tipo familiare: se torni a pranzo passa a prendere il pane, se invece ti fermi al lavoro lo prendi stasera all’Esselunga, così compri anche la carta igienica e il mangiapolvere, grazie.
Nel corso del pomeriggio, il prodotto del genio di Meucci ci disturba per motivi eterogenei e non precisamente sistematizzabili, ma spesso riservati alla sfera personale: partite di calcetto in cui tappare un buco, amanti il cui marito (o moglie) è rimasto bloccato dalla neve a Bologna (o Frosinone, è raro ma può succedere), eccetera, eccetera. Va detto che, nel ventunesimo secolo, tali comunicazioni attinenti alla sfera del privato giungono ormai sotto forma di SMS e sono usualmente fruibili solo per il destinatario. Per natura, infatti, tali messaggi sono scritti in modo volontariamente criptico, e nascondono sempre un sottinteso che all’osservatore esterno sfugge: a volte il mistero si nasconde nel linguaggio (“OK allr csvd 7 all std ;)”), mentre altre volte l’ignoto riguarda la connessione mittente-contenuto (quando un messaggio come “a Bologna continua a nevicare… ho messo le mutandine di pizzo… arriva da qualcuno che in rubica appare come “Studio Geom. Benazzi”, è chiaro che una persona nota esclusivamente al destinatario lo sta aspettando in un luogo dicreto per una bella trombatina, e non è né la moglie né il geometra Benazzi).
Molto più facile è invece stabilire il significato di una telefonata che arriva tra le otto e le nove di sera; qualsiasi notizia che l’interlocutore ritenga necessario comunicarvi all’ora di cena, mentre state arrotolando il meritato bucatino, è quasi sicuramente una rottura di coglioni. Altrettanto facile interpretare il motivo di una chiamata nel cuore della notte: può annunciare un nipote che è nato, ma è molto più probabile che vi avvisi di un congiunto che è morto.
In sostanza il momento della giornata in cui capita più spesso di parlare di cose piacevoli al telefono è il dopocena: il momento in cui si sentono gli amici per decidere che film andare a vedere, o in che locale andare a fare due chiacchiere, oppure si riceve una lunga e piacevole telefonata da persone che non vediamo da parecchio, e che stanno lontano, e con cui vorremmo tanto passare un po’ di tempo come si deve. Come quando ti telefona un figlio che studia all’estero.
[…]

(pp. 15-17)

Il congiuntivo secondo “La teologia del cinghiale” di Gesuino Némus

Da “La teologia del cinghiale” di Gesuino Némus, Elliot – Lit Edizioni, 2015

[…]
Era veramente infuriato, e quando s’accorse che Matteo aveva origliato lo apostrofò con un tono che ammetteva, sì, repliche, ma di quelle sarde: in silenzio e con gli occhi pieni di molto, molto rancore.
<< E tu, fila via e non hai sentito niente! Dimentica e stai attento al maresciallo! Quello è piemontese >>.
<< Sentito cosa, don Co’? >>.
<< Quello che ha detto il maresciallo De Stefani >>.
<< Maresciallo De Stefani? Ma io ero convinto che steste parlando da solo >>.
<< Steste? Stavate, vorrai dire? Stavate parlando da solo >>.
<< Steste, don Co’, ci va il congiuntivo, almeno così c’è scritto nel libro che mi avete dato >>.
Don Cossu era fatto così. Invece di apprezzare l’omertà di Matteo si preoccupava di essere stato colto in fallo su un congiuntivo.
Non lo sopportava proprio quello scìu tottu eu che si teneva in chiesa.
<< È sbagliato Matte’, signorino “so tutto io”, perché non si dà del voi, almeno da trent’anni a questa parte. Comunque, non è errore grave, ma errore lieve >>.
<< Don Co’, non è neanche errore lieve. È proprio giusto >>.
<< Ma che giusto e giusto. Il voi serve solo per i forestieri! Fila a preparare il vespro. Aiò, forza, scattareee! Tiàlu chi t’at criàu! [Il diavolo che ti ha creato!] Steste… ma guarda questo! >>.
(pp. 8-9)

[…]

<< Cerchi di capire, don Cossu. Ho chiamato Nuoro e il colonnello Modugno mi ha detto di fare così. Metta che quelli arrivano e mi fanno l’ispezione. Mi manca solo questa, mi manca >>.
<< Arrivino… e mi facciano… >> disse sottovoce don Cossu. << Arrivino, marescia’… è congiuntivo >>.
<< Arrivino? Mi facciano? Ma che dice don Co’? Cosa c’entra il congiuntivo? >>.
<< Lasci perdere marescia’. Il congiuntivo c’entra sempre >>.
(p. 23)

La teologia del cinghiale

La teologia del cinghiale

Italove

Emmanelle, Italove

Emmanuelle_Italove

Italove, Emmanuelle, 2016

Emmanuelle, nata in Brasile, a Rio, e cresciuta a Miami, fa musica elettronica un po’ pop (dance pop) tra Milano, Londra e altre capitali europee.
Emmanuelle di solito canta in inglese, ma, grazie al suo amore per la musica e la lingua italiana, nel maggio 2016 si cimenta con un brano in italiano. Nasce cosi ITALOVE, prodotta dalla belga DEEWEE col numero 015 (come si vede anche nel video della canzone, si tratta di vinile).
“Italove” entra nel quotidiano degli europei, soprattutto dei francesi, perché trasmessa in luoghi pubblici come i centri commerciali, e non solo sulle piste da ballo notturne.

Ecco il testo di “Italove”:

TI HO CHIAMATO PER DIRTI CHE / TI AMO /
NON SEI ROMANTICA / MA TUTTO BRILLA / TUTTO SCINTILLA
NON SI RESPIRA / CHE ARIA MAGNIFICA
CHE COSA FANTASTICA / LA TELEFONATA
SONO INNAMORATA / MALATA PER TE
NON CAPISCO PIÙ NIENTE / NON VEDO PIÙ LA GENTE
E NON FA NIENTE / LE STELLE SONO SEMPRE PIÙ BELLE
E TUTTO BRILLA / E TUTTO SCINTILLA
NON SEI ROMANTICA / MA QUESTO / QUESTO è L’AMORE (X3)
E NON FA NIENTE
[…]
è TUTTO BLU / CI PIACE DI PIÙ
[…]
IL SOLE RADIANTE / IL CORPO è FULMINANTE
EBBENE SIA L’AMORE / NON VOGLIO LA CURA
NON SEI ROMANTICA (X2) / DI QUESTO NE SONO SICURA
NON SEI ROMANTICA
è PURA POESIA / E SIA QUEL CHE SIA
è TUTTO BLU, CI PIACE DI PIÙ (X2)
E QUANDO LA NOTTE SCENDE SU DI ME
IO PENSO A TE / E TUTTO GIRA (X2)

Emmanuelle ha una buona pronuncia, a parte qualche difficoltà con le doppie, difficoltà condivisa dai francofoni.
Il testo di “Italove” non ha quasi nessun significato per un italiano; forse parla di qualcuno che è innamorato, visto che parole come “amo”, “innamorata”, “amore”, “romantica” sono ricorrenti.
Al di là di una mancanza di significato generale, nella canzone sembra siano presenti le frasi italiane più famose – e stereotipate -, che ogni straniero ha sentito almeno una volta e potrebbe capire: “ti amo”, “sono innamorata”, “che cosa fantastica”, “questo è l’amore”, “non fa niente”, “ci piace”, “penso a te”… Non solo, il testo della canzone sembra citare parole e frasi celebri della musica e del cinema italiani e ricomporli insieme quasi a voler ricreare un testo con un suo significato proprio. Ascoltando “Italove”, puro elenco di frasi fatte, è obbligatorio pensare a canzoni quali “Nel blu dipinto di blu”, “Ti amo”, “Romantica”, “La cura”, “Non fa niente”, “Penso a te”, ecc. Pura coincidenza oppure omaggio alla musica italiana?
“Malata per te” e “il sole radiante” sono frasi che suonano male in italiano e ci sembrano davvero strane, ma probabilmente subiscono l’influenza della lingua d’origine di Emmanuelle, il portoghese.
Infine qualche parola sul titolo, abbastanza trasparente: è ovviamente un composto originale tra la radice ITA (Italia, italiano) e la parola inglese LOVE.

Corsi d’italiano 2017: Lorena, Francia

Corsi d’italiano, individuali e in piccoli gruppi, sono proposti per il 2017.
Corsi di ogni livello, conversazione in italiano, corsi sulla lingua e la cultura italiana.
Corsi a domicilio, dell’alunno o del professore, a Pont-à-Mousson e dintorni (anche verso Nancy e Metz, al massimo a 30′ da Pont-à-Mousson).
A partire da 15 euro/ora + IVA + rimborso chilometrico.

La famiglia linguistica

Dopo gli ultimi nove mesi trascorsi in Francia, ma a Castres, in terra occitana (regione Midi-Pyrénées), mi è chiaro più che mai il senso della celebre citazione attribuita a Goethe “chi non conosce una lingua straniera non conosce nemmeno la propria”.
Di certo Goethe non voleva offendere nessuno che parli solo la lingua madre, voleva piuttosto esprimere il concetto che chi parla un’altra lingua raggiunge una maggiore consapevolezza anche della propria, per contrasto o complementarietà.

Qui in Occitania ho potuto comparare e “completare” la mia lingua madre, l’italiano, con due lingue cosiddette sorelle: il francese, la lingua d’oil, e l’occitano, la lingua d’oc o antico provenzale. Solo in questa zona geografica e linguistica ho potuto sperimentare dal vivo la praticità di un’interlingua e della famiglia linguistica. Grazie alla parentela, alla vicinanza, tra occitano, italiano, castigliano e catalano tra loro, è possibile risolvere l’atavico problema della torre di Babele: ognuno può parlare la propria lingua ed essere compreso dai parlanti le altre lingue (per non aggiungere i vari dialetti, più o meno prossimi).

Dopo aver lavorato durante questi ultimi mesi in una scuola occitana, la Calandreta Castresa, nel sud della Francia, non ho più bisogno, per fare un esempio, della parafrasi per spiegare e spiegarmi la Divina Commedia. Quando nel primo canto dell’Inferno Virgilio risponde (o meglio racconta di aver risposto) a Beatrice “più non t’è uo’ ch’aprirmi il tuo talento” è facile capire il vero significato che la parola talento assume qui per Dante Alighieri passando dall’occitano fame, quindi desiderio. Lo stesso vale per l’uso impersonale che Dante fa del verbo tardare (es.: “Oh quanto tarda a me ch’altri qui giunga”, Inferno, Canto IX), che è ancora usato in francese (es.: “il me tarde de partir en vacances”) col significato di sembrare tardi, non vedere l’ora, avere fretta.

Come per incanto l’apprendimento dell’occitano va ad arricchire la mia conoscenza del francese e la comprensione dell’italiano stesso, la lingua quotidiana va ad arricchire quella letteraria, e il tutto avviene in maniera spontanea e naturale, senza confusioni tra le varie lingue della stessa e antica famiglia linguistica.

 

Che cos'è l'occitano?

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