L’infinito

Il modo INFINITO esprime l’azione nella sua genericità e indeterminatezza.
Diciamo che l’infinito può avere valore verbale (= di verbo) o nominale (= di nome).
L’infinito può trovarsi nelle proposizioni indipendenti (“vietato fumare”, “lavare le melanzane”, ecc.) oppure nelle proposizioni subordinate (“Marco pensa di avere ragione”, “riposati prima di partire”, ecc.).

In italiano abbiamo 3 coniugazioni verbali, o 3 classi di verbi.

Nella prima coniugazione troviamo i verbi che hanno l’infinito in -ARE,
come: AMARE, PENSARE, MANGIARE, CHIAMARE, LAVARE, ANDARE, TORNARE, ENTRARE, SVEGLIARE, VIAGGIARE, CAMMINARE, RICORDARE, DIMENTICARE, PARLARE, ASCOLTARE, GIOCARE, FERMARE, SOGNARE, CANTARE, FARE, DARE, CONTINUARE, LASCIARE, NASCERE, ecc.

Nella seconda coniugazione abbiamo i verbi che all’infinito terminano in -ERE,
come: LEGGERE, SCRIVERE, BERE, CORRERE, TENERE, VIVERE, DECIDERE, PIACERE, CHIUDERE, SAPERE, VOLERE, POTERE, DOVERE, CRESCERE, PRENDERE, METTERE, ecc.

Nella terza coniugazione raggruppiamo i verbi con l’infinito in -IRE,
come: USCIRE, DORMIRE, VENIRE, PARTIRE, CAPIRE, PREFERIRE, APRIRE, PARTIRE, DIRE, MORIRE, ecc.

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