La famiglia linguistica

Dopo gli ultimi nove mesi trascorsi in Francia, ma a Castres, in terra occitana (regione Midi-Pyrénées), mi è chiaro più che mai il senso della celebre citazione attribuita a Goethe “chi non conosce una lingua straniera non conosce nemmeno la propria”.
Di certo Goethe non voleva offendere nessuno che parli solo la lingua madre, voleva piuttosto esprimere il concetto che chi parla un’altra lingua raggiunge una maggiore consapevolezza anche della propria, per contrasto o complementarietà.

Qui in Occitania ho potuto comparare e “completare” la mia lingua madre, l’italiano, con due lingue cosiddette sorelle: il francese, la lingua d’oil, e l’occitano, la lingua d’oc o antico provenzale. Solo in questa zona geografica e linguistica ho potuto sperimentare dal vivo la praticità di un’interlingua e della famiglia linguistica. Grazie alla parentela, alla vicinanza, tra occitano, italiano, castigliano e catalano tra loro, è possibile risolvere l’atavico problema della torre di Babele: ognuno può parlare la propria lingua ed essere compreso dai parlanti le altre lingue (per non aggiungere i vari dialetti, più o meno prossimi).

Dopo aver lavorato durante questi ultimi mesi in una scuola occitana, la Calandreta Castresa, nel sud della Francia, non ho più bisogno, per fare un esempio, della parafrasi per spiegare e spiegarmi la Divina Commedia. Quando nel primo canto dell’Inferno Virgilio risponde (o meglio racconta di aver risposto) a Beatrice “più non t’è uo’ ch’aprirmi il tuo talento” è facile capire il vero significato che la parola talento assume qui per Dante Alighieri passando dall’occitano fame, quindi desiderio. Lo stesso vale per l’uso impersonale che Dante fa del verbo tardare (es.: “Oh quanto tarda a me ch’altri qui giunga”, Inferno, Canto IX), che è ancora usato in francese (es.: “il me tarde de partir en vacances”) col significato di sembrare tardi, non vedere l’ora, avere fretta.

Come per incanto l’apprendimento dell’occitano va ad arricchire la mia conoscenza del francese e la comprensione dell’italiano stesso, la lingua quotidiana va ad arricchire quella letteraria, e il tutto avviene in maniera spontanea e naturale, senza confusioni tra le varie lingue della stessa e antica famiglia linguistica.

 

Che cos'è l'occitano?

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2 pensieri su “La famiglia linguistica

  1. Grazie per questo articolo!
    Fa plaser de véser de mond s’avisar de la riquesa de la lenga occitana e de “l’utilitat” d’aquesta! Òc: es una brava familha de lengas qu’avèm a posita per se comprene e partetjar!

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