L’apparenza inganna?

“L’apparenza inganna.”
“L’abito non fa il monaco.”
Sono alcuni tra i proverbi e detti più famosi d’Italia.
Eppure pare che gli italiani e le italiane prestino attenzione all’apparenza sempre di più, al contrario di quanto affermano i proverbi. Il 24 aprile 2012 “The Economist” ha pubblicato una classifica sull’aumento della chirurgia plastica (invasiva e non) nel mondo. Secondo i risultati, sebbene il numero più elevato di interventi venga realizzato negli Stati Uniti (o in Brasile, Cina, India e Giappone), se si guarda alla proporzione con la popolazione l’Italia è al terzo posto, dopo Corea del sud e Grecia.

 

http://www.economist.com/blogs/graphicdetail/2012/04/daily-chart-13

Il grafico mette in evidenza quanto gli italiani facciano attenzione all’apparenza, soprattutto per quanto riguarda la pelle, i capelli, il viso e, per quanto riguarda le donne, il seno. Mentre sembra che per gli italiani sia meno importante o necessarrio intervenire chirurgicamente sulla massa grassa.
Del resto l’Italia è famosa nel mondo per il “made in Italy”, per i suoi stilisti e artisti della moda e del buon gusto nel vestire e, di conseguenza, nell’apparire. Oltre che sulla passerella, anche nel quotidiano gli italiani sono un punto di riferimento per chi vuole vestirsi con gusto e apparire sempre bello ed elegante.
In generale gli italiani restano quindi degli esteti, come vuole la tradizione; e inoltre oggi sfruttano i progressi della medicina e della tecnologia per apparire anche in forma e sempre giovani.
Il mito della giovinezza, e di conseguenza dell’edonismo, ha pure una lunga tradizione in italia. Già nel XV secolo Lorenzo De’ Medici (che proprio bello non era…) “cantava”:

“Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto sia:
del doman non v’è certezza.”

Sembra quindi che ci siano due visioni del mondo e della vita contrastanti, o complementari, nell’animo degli italiani: da un lato il gusto per il bello e l’amore per i piaceri della vita, che aiutano a vivere con leggerezza e gioia. Dall’altro lato si avverte però la consapevolezza di quanto tutto questo sia solo un’apparenza, che nasconde in profondità molto altro.

Come appaiono gli italiani?

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La settimana della cultura

La Reggia di Caserta

La settimana della cultura è un evento promosso dal Ministero  per i Beni e le Attività Culturali per avvicinare italiani, stranieri e turisti all’arte e alla cultura italiana.

Quest’anno la settimana della cultura è alla sua XIV edizione e prevede quasi 3500 eventi tra visite, mostre, laboratori didattici e spettacoli, e tutto è gratuito.

La settimana della cultura interesserà musei, biblioteche, palazzi, siti archeologici e culturali vari, dal 14 al 22 aprile 2012.

Ma quanti sono, tra famosi e meno famosi, i musei in Italia? Quanti sono i palazzi storici, le ville, le certose? Quanti siti archeologici possiamo contare sul territorio italiano? Quante sono in tutto le nostre chiese, o le più rilevanti dal punto di vista artistico e architettonico? Quale stima possiamo fare dei monumenti italiani e come possiamo classificarli?

Approfittando della settimana della cultura potremo rispondere a queste e altre domande, perché per nove giorni potremo visitare luoghi d’arte e di cultura classici e famosi in tutto il mondo; ma potremo anche scoprire luoghi d’arte meno turistici e affollati, piccole pietre preziose nel mosaico d’arte e cultura esteso su tutto il territorio italiano.

I percorsi che si possono realizzare sono tantissimi e ogni volta originali: si può scegliere una regione e percorrerla alla scoperta delle sue città e dei suoi angoli d’arte, oppure si possono preferire i nuovi allestimenti e le mostre più recenti.
Qui vogliamo approfittare per proporre un percorso sui passi dell’Euro, alla scoperta delle opere d’arte che sono state scelte dagli Italiani per rappresentare il loro paese sulla moneta europea: il Castel del Monte a Andria, la Mole Antonelliana a Torino, il Colosseo a Roma, la Nascita di Venere di Botticelli, le Forme uniche della continuità nello spazio di Boccioni, la Piazza del Campidoglio di Michelangelo, l’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci, il Parnaso di Raffaello.

Siti utili:

www.beniculturali.it

 

Mafia e gioco d’azzardo

Ieri, 15 marzo 2012, AlJazeera ha pubblicato un video sul rapporto tra Mafia e gioco d’azzardo in Italia.
Il video dimostra l’interesse del mondo intero sull’argomento mafia sotto tutti i suoi aspetti; nel caso specifico si tratta di una sintesi di interviste e inchieste sui profitti che la Mafia ricava oggi anche dal gioco d’azzardo.
Il titolo della pubblicazione in inglese, lingua originale, è:

 

 

Il video è disponibile anche su Youtube:

 

 

Secondo le inchieste, mentre il resto dell’economia italiana è in crisi, il mercato del gioco d’azzardo è in crescita. Ci sono infatti almeno 80 mila italiani che soffrono di dipendenza dal gioco d’azzardo, e il mercato del gioco d’azzardo italiano è il primo in Europa, il terzo nel mondo intero.
Si tratta di un mercato di miliardi di euro per i casinò e per il governo, ma anche per la mafia. Infatti, si stima che oggi il mercato del gioco d’azzardo frutti alla criminalità organizzata più di quello della prostituzione.
Purtroppo si ritiene anche che il fenomeno sia fuori controllo.

In Italia il gioco d'azzardo

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La cucina italiana

In un articolo di qualche giorno fa Sara Jenkins, chef a New York, si è domandata cosa c’è di autentico nella cucina italiana, e se questa autenticità abbia davvero importanza: “In Italian food, what’s authentic and does it really even matter?”

Nella sua rubrica su “The Atlantic”, quotidiano di Washington, Sara Jenkins ci spiega che molti degli ingredienti usati nella cucina italiana provengono da altre parti del mondo, come il mais, i pomodori e le patate dalle Americhe, e che cambiano nel tempo; oggi infatti anche gli chef italiani introducono le orientali salsa di soia e salsa di pesce nei loro piatti. Questo punto di vista renderebbe le immancabili salsa di pomodoro e polenta non autentiche?

Secondo la Jenkins non è questione di autenticità o meno, ma di evoluzione dei gusti e, di conseguenza, delle ricette; la chef newyorkese attribuisce questa evoluzione alle migrazioni, al mercato globale e all’influenza dei media; ma anche all’odierna disponibilità di praticamente tutti gli ingredienti in molte parti del mondo, e al ritorno sulle nostre tavole di vecchie ricette sotto l’aspetto di nuove mode.

La questione di fondo resta: i pomodori e le patate non sono originari del territorio italiano, ma non è forse in Italia che sono stati felicemente sposati con altri ingredienti dando vita a piatti e ricette irrinunciabili e unici? E non è forse quando si è ben sicuri delle proprie basi che si può osare con nuove ricette, all’insegna della creatività e dell’immaginazione?

Domande retoriche… ;)



La cucina italiana è autentica?

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La famiglia italiana

Quando si parla dell’Italia non si può fare a meno di parlare di famiglia.

 

 

 

 

 

 

Nell’immaginario collettivo la famiglia italiana è una grande tavola imbandita circondata da nonni, nipoti, figli, fratelli, sorelle, cugini, cognate, e suocere, magari sotto un sole cocente nel cielo azzurro terso. Questa famiglia è immaginata grande, estesa ai bisnipoti e ai cugini dei cugini, sempre unita.

Ma la famiglia italiana è realmente così? O meglio, è così in tutta Italia e ancora oggi?
Oppure questa immagine di famiglia unita e allargata sopravvive solo nei libri di Satta e nei film di Tornatore?

 

Una possibile risposta, o proposta nostalgica, arriva dagli stilisti Dolce e Gabbana nella loro ultima campagna pubblicitaria, primavera/estate 2012, della quale potete vedere alcune foto su questa pagina.

 

 

 

 

 

 

La pubblicità di Dolce&Gabbana mostra la vera famiglia italiana?

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